LE BELLE E LE BESTIE | 05.01.2010 | 09:02
 
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Effetto Hachiko, gli "squali" in azione

Venditori senza scrupoli pronti a invadere il mercato con cuccioli di Akita, il cane protagonista del film di Gere

In Giappone è un eroe nazionale. E ora, grazie al film a lui dedicato che ha tra i protagonisti un mito hollywoodiano come Richard Gere, la sua storia sta facendo il giro del mondo.

Hachiko è il cane fedele per antonomasia, l'amico per sempre, quello capace di aspettare per anni alla stazione del treno il ritorno del proprio padrone anche se poi non tornerà mai perché magari, come nella storia vera ripresa dal film, nel frattempo è morto.

Un esempio di affetto e di amore smisurato che ha spinto la Lega nazionale per la difesa del cane a patrocinare la pellicola, ora in programmazione in decine di sale in tutta Italia, perché questa storia realmente accaduta «insegna agli uomini come e quanto l’amore di un cane può essere immenso, senza mezze misure e, soprattutto, senza alcuna finalità».
 

Ma come spesso accade quando un film di successo accende i riflettori su una particolare razza di cane - e nella fattispecie si parla dell'Akita Inu, un cane maestoso e nobile che vanta le proprie origini agli inizi del 1600 nell'omonima prefettura giapponese - il risvolto della medaglia è la speculazione che può nascere dall'entusiasmo e dall'innamoramento del pubblico.

E purtroppo sta già accadendo, proprio come avvenne per i dalmata della «Carica dei 101», per i pastori tedeschi ispirati da «Rex» o, negli Stati Uniti, per i chihuahua mostrati come accessori da Paris Hilton o Mickey Rourke e rilanciati da «Beverly Hills Chihuahua».

A lanciare l'allarme è la Saki, ovvero la Sezione Akita Italia del Cirn (Club italiano razze nordiche), organismo nazionale in ambito Enci. «Arrivano richieste inaccettabili di squali approfittatori pronti a cavalcare l'onda del successo - si legge nel sito web dell'associazione -.

Persone che chiedono coppie di Akita proponendo la divisione dei guadagni; altri che cercano il maschio da far accoppiare con la femmina del parente o del vicino; o, addirittura, chi chiede anche il padre della stessa femmina, purché ci sia un maschio che la monti e le faccia sfornare cuccioli che possono portare guadagno». Gli ammiccamenti sono incominciati già all'indomani del 17 ottobre, quando il film venne presentato alla Festa del cinema di Roma.

Ma ora, sulla scia del grande consenso che la pellicola sta ottenendo - ci sono già gruppi di fan su Facebook e diverse iniziative, tra cui un concorso fotografico a premi per tutti i possessori di Akita - il rischio è che la speculazione attorno a questa razza raggiunga livelli preoccupanti.

I rischi concreti? Innanzitutto un incremento delle importazioni di cuccioli dall'Est, dove esistono vere e proprie «fabbriche» dei pet che sfornano cucciolate a ripetizione in spregio alle norme igienico-sanitarie e all'etica che fa sì che un buon allevatore lavori soprattutto sulla selezione e sulla qualità, piuttosto che sulla quantità.

Il fenomeno è noto e non riguarda solo gli Akita: i cuccioli vengono strappati alle madri quando sono ancora troppo giovani, non vengono vaccinati adeguatamente, non vengono fatti socializzare e, per il trasporto, vengono stipati in condizioni pietose nei bagagliai di automobili che attraversano l'Europa fino a raggiungere le mete di smercio, ovvero i Paesi più ricchi, come appunto l'Italia, dove si trovano molti possibili acquirenti per cani di razza - o pseudotali - venduti al mercato nero ad un costo inferiore rispetto a quello praticato dagli allevatori professionisti e in regola con norme e procedure.

Il timore della Saki è che ora dall'Est si registri una vera e propria invasione di Akita, batterie di animali prodotti in serie, giusto per assecondare il prevedibile aumento della domanda.

E per fortuna il film è uscito il 30 dicembre, a Natale ormai passato, scongiurando così il rischio che tanti piccoli Hachiko comparissero magicamente sotto l'albero di centinaia o migliaia di famiglie italiane.




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