SVIZZERA | 02.09.2008 | 14:18
 
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PS: critiche interne contro documento direzione su sicurezza

È ormai guerra aperta in seno al partito socialista sul tema della sicurezza pubblica. Un gruppo che si autodefinisce "anti-repressione" chiede al congresso PS in programma a fine ottobre ad Aarau di respingere il documento programmatico presentato alla fine di giugno dalla direzione del partito, che auspica un atteggiamento più duro nei confronti dei criminali, dei giovani aggressivi e degli stranieri violenti.

Invece che presentare soluzioni innovative, il testo in questione propone ricette che piacciono alla destra, ha deplorato la consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (BL) in una conferenza stampa odierna a Berna. Invece che sulla prevenzione, si punta sulla repressione, ha aggiunto.

Il documento parte addirittura con il piede sbagliato, affermando che gli svizzeri si sentono sempre più insicuri: tutto il contrario della realtà, sostiene il consigliere nazionale André Daguet (BE), che ha ricordato come l'ultimo studio periodico del Politecnico federale di Zurigo ha attestato un valore record positivo del sentimento di sicurezza della popolazione.

Le 53 raccomandazioni proposte non permettono di riconoscere una chiara strategia di fondo, ha rincarato la dose Leutenegger Oberholzer. Il divieto dell'accattonaggio, la videosorveglianza, il divieto di penetrare in determinate aree, la banca dati sugli hooligan e il fermo preventivo di polizia sono proposte che si lasciano difficilmente conciliare con le posizioni socialiste.

"Il baricentro della politica di sicurezza del PS verrebbe spostato chiaramente a destra", aggiunge la deputata renana. A suo avviso manca un discorso più approfondito sui diritti fondamentali. Nel mirino vi sono inoltre i giovani adulti e gli stranieri: quali criminali sono quindi considerati solo i pesci piccoli, mentre non si fa menzione di coloro che frodano sistematicamente il fisco. Non viene inoltre affrontato il tema della classe sociale di chi delinque, né il fatto che l'origine della violenza sia da ricercare in gran parte nei maschi.

Secondo Cédric Wermuth, presidente della Gioventù socialista svizzera (GISO) - che per prima ha lanciato il sasso nello stagno - la proposta di respingere il documento affinché venga rimaneggiato "non significa rifiutare il dibattito sulla sicurezza: tutt'altro". Le critiche non sono nemmeno da intendere come una dimostrazione di sfiducia nei confronti del presidente Christian Levrat, ha aggiunto Wermuth. Il dibattito non è nemmeno fra l'ala destra e quella sinistra del partito, bensì trasversale alla base.


ATS





 
 
 

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