
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha registrato nel 2024 più di 56'000 casi di sparizioni forzate in tutto il mondo, il maggiore incremento in almeno due decenni: nel corso del tempo, il numero delle vittime si accumula, fino a raggiungere - in alcuni Paesi - più di 100'000 persone. Lo ha detto l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, alla riunione dell'Assemblea generale dell'Onu sulle persone scomparse. "Le sparizioni forzate sono la cicatrice invisibile del conflitto e della dittatura. Lasciano dietro di sé famiglie in lutto, ma senza possibilità di elaborare il lutto, intrappolate nel limbo della speranza", ha affermato Türk. "All'inizio di quest'anno a Damasco - ha proseguito -, ho incontrato gli ex detenuti della famigerata prigione di Sednaya, una delle carceri siriane in cui dal 2011 sono scomparse senza lasciare traccia decine di migliaia di persone, vittime della repressione politica del regime di Bashar al-Assad. Per i loro cari, la caduta dell'ex uomo forte l'8 dicembre non ha sollevato il velo su queste sparizioni e ogni giorno si trasforma in una lotta per la verità".
I casi in cui possono verificarsi
Le sparizioni sono frequenti durante i conflitti armati, ha spiegato l'alto funzionario Onu, ma non solo. Si verificano anche in tempo di pace nei regimi autoritari, durante le campagne di repressione politica o sulle rotte migratorie. In tempo di pace "le sparizioni amministrative" diventano un'arma di deterrenza politica, uno strumento di terrore utilizzato per mantenere il silenzio e l'impunità. In molti Paesi, la ricerca della verità si scontra con un muro burocratico e giudiziario. "Senza la verità sul destino di una persona cara e senza giustizia, il ciclo del male continua, fratturando le società per generazioni", ha avvertito Türk, invitando gli Stati a "criminalizzare le sparizioni forzate e garantire che le amnistie e i termini di prescrizione non promuovano l'impunità".