
Il 2 aprile 2025, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una serie di nuovi dazi sulle importazioni, segnando un significativo cambiamento nella politica commerciale americana. Queste misure, denominate "Liberation Day" dal Presidente, includono un dazio universale del 10% su tutte le importazioni, con tariffe più elevate per alcuni partner commerciali chiave. Dazi minimi del 10%, che diventano "reciproci" per i Paesi che la Casa Bianca ritiene ingiusti nelle proprie politiche commerciali verso gli Usa: a partire dalla Cina che si vede inflitto un 34% sul proprio export verso gli Usa, mentre l'Unione europea (considerata dal tycoon "molto dura") vedrà un aggravio del 20% per il suo export nel momento in cui approda alle dogane Usa e la Gran Bretagna si fermerebbe alla soglia minima del 10%. Per quanto riguarda la Svizzera è stato inflitto un 31%. Inoltre, è stato imposto un dazio del 25% su tutte le importazioni di automobili.
"Giorno della Liberazione"
"Oggi è il giorno della liberazione, il 2 aprile sarà per sempre ricordato come il giorno in cui l'industria americana rinasce, il giorno in cui il destino dell'America è stato ripreso, e il giorno in cui abbiamo iniziato a rendere l'America ricca di nuovo". "Per decenni il nostro Paese è stato derubato, ma questo non accadrà più", ha detto il presidente statunitense Donald Trump dalla Casa Bianca, annunciando i dazi. L'amministrazione Trump sostiene infatti che questi dazi siano necessari per promuovere l'indipendenza economica degli Stati Uniti, ridurre il deficit commerciale e incentivare la produzione domestica. Il Presidente ha dichiarato che le nuove tariffe genereranno "trilioni e trilioni di dollari" per ridurre le tasse e pagare il debito nazionale. Dopo l'annuncio dei nuovi dazi, il segretario al Commercio americano, Howard Lutnick, ha dal canto suo avvertito i Paesi colpiti di "non reagire" alle misure. Anche il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, in un'intervista a Fox news, ha avvertito i partner commerciali che qualsiasi ritorsione alla raffica di nuovi dazi della Casa Bianca porterà da un'ulteriore escalation. "Il mio consiglio a ogni Paese in questo momento è di non reagire. State calmi, vediamo come va. Perché se reagirete, ci sarà un'escalation", ha detto Bessent. Mentre firmava il nuovo ordine esecutivo sui dazi, il presidente degli Stati Uniti ha trasformato il giardino delle rose in un palco politico, attaccando gli alleati, difendendo la svolta protezionista e parlando anche di politica estera. "In molti casi, gli amici sono peggiori dei nemici in termini di commercio", ha dichiarato il presidente, criticando ad esempio l'Unione Europea e il Canada, che dal suo punto di vista hanno approfittato per anni della generosità americana. Trump ha ammesso che le nuove misure potrebbero causare "un po' di dolore" agli americani, in termini di rincari, ma ha definito il sacrificio necessario e momentaneo: "Ne vale la pena. Stiamo mettendo il nostro popolo al primo posto".
La reazione della Svizzera
La Presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter, ha dichiarato che il Consiglio Federale ha preso atto delle decisioni degli Stati Uniti in materia di dazi e che determinerà rapidamente le prossime azioni da intraprendere. Ha sottolineato che gli interessi economici a lungo termine del Paese sono prioritari e che la Svizzera rimane fedele al diritto internazionale e al libero scambio. Il Ministro dell'Economia, Guy Parmelin, aveva precedentemente sottolineato l'importanza delle relazioni economiche tra la Svizzera e gli Stati Uniti, evidenziando che la Confederazione è il sesto maggiore investitore straniero negli USA e che le aziende svizzere impiegano circa 400'000 persone sul suolo americano. Parmelin aveva anche espresso la speranza che questi contributi potessero essere riconosciuti per evitare l'imposizione di dazi, ma aveva anche riconosciuto l'incertezza della situazione. Le autorità federali continueranno a monitorare la situazione e a determinare le azioni più appropriate per salvaguardare gli interessi economici del Paese.
Reazioni Internazionali
Le reazioni a livello globale non si sono fatte attendere. Stando al The Irish Sun, il Primo Ministro irlandese, Micheál Martin, ha definito i dazi "ingiustificati" e ha avvertito delle potenziali ripercussioni negative sull'occupazione e sull'inflazione. L'Unione Europea ha annunciato l'intenzione di adottare contromisure proporzionate, mentre altri paesi colpiti stanno valutando azioni simili. La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha difatti espresso una forte preoccupazione riguardo ai nuovi dazi, definendoli "un duro colpo per l'economia mondiale" che avrà "conseguenze immense", sottolineando che queste misure aumenteranno l'incertezza globale e potrebbero innescare un'escalation di protezionismo, con effetti negativi sui consumatori e sulle economie vulnerabili. In risposta, von der Leyen ha dichiarato che l'Unione Europea è pronta a implementare contromisure per proteggere i propri interessi e le proprie imprese, affermando: "Abbiamo un piano solido per reagire e lo utilizzeremo se necessario". Ha inoltre evidenziato la volontà dell'UE di cercare una soluzione negoziata, pur mantenendo una posizione ferma nel difendere i propri interessi. La Presidente ha anche messo in guardia sulle possibili ripercussioni dei dazi statunitensi, tra cui l'aumento dei prezzi per beni di consumo essenziali come alimenti e medicinali, e ha sottolineato l'importanza di evitare una spirale di misure protezionistiche che potrebbero destabilizzare ulteriormente l'economia globale. In sintesi, von der Leyen ha espresso profonda preoccupazione per le azioni unilaterali degli Stati Uniti e ha ribadito l'impegno dell'UE a difendere i propri interessi attraverso misure appropriate, mantenendo al contempo aperta la porta al dialogo e alla negoziazione.
Implicazioni Economiche
Economisti e analisti - si legge su Reuters - avvertono che l'introduzione di questi dazi potrebbe innescare una guerra commerciale globale, con effetti negativi sull'economia mondiale. Si teme un aumento dei prezzi per i consumatori, un rallentamento della crescita economica e una diminuzione della fiducia degli investitori. Moody's prevede che un regime tariffario prolungato potrebbe portare il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti al 7,3% entro il 2027 e causare una contrazione del mercato azionario del 25%. Le nuove misure tariffarie annunciate dal Presidente Trump rappresentano quindi un cambiamento significativo nella politica commerciale degli Stati Uniti. Mentre l'amministrazione sostiene che queste misure rafforzeranno l'economia nazionale, le reazioni internazionali e le preoccupazioni degli esperti suggeriscono potenziali rischi di escalation delle tensioni commerciali e di impatti negativi sull'economia globale.
La lista
Qui di seguito la lista dei dazi, con l'eccezione significativa di Canada e Messico, per ora esenti dai dazi reciproci ma soggetti ai dazi selettivi del 25% su alcuni beni già annunciati nei giorni scorsi. Tutti gli altri Paesi hanno invece il minimo (10%).
SVIZZERA 31%
UE: 20%
CINA: 34%
GRAN BRETAGNA 10%
GIAPPONE 24%
INDIA 26%
COREA DEL SUD 25%
INDONESIA 32%
CAMBOGIA 49%
TAILANDIA 36%
TAIWAN 32%