
L'uso globale di antibiotici negli allevamenti potrebbe aumentare di quasi il 30% entro il 2040. È quanto emerge da un nuovo studio dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e dell'Università di Zurigo (UZH). Tuttavia, le differenze regionali sono ragguardevoli e in Europa (Svizzera compresa) la variazione prevista è minima. Secondo i ricercatori, un aumento generalizzato ed eccessivo potrebbe aggravare ulteriormente il problema della resistenza agli antibiotici, favorendo lo sviluppo di batteri. Alcuni di questi, presenti negli animali, possono causare infezioni nell'uomo. I batteri resistenti sono un problema anche per l'agricoltura, ha dichiarato il co-autore dello studio Thomas Van Boeckel, dell'UZH, a Keystone-ATS. "Il nostro attuale modello di allevamento difficilmente può essere mantenuto senza antibiotici efficaci", ha evidenziato.
143mila tonnellate di antibiotici all'anno nel mondo
Secondo lo studio, pubblicato oggi sulla rivista "Nature Communications", se la tendenza continuerà, entro il 2040 saranno utilizzate in tutto il mondo 143'000 tonnellate di antibiotici all'anno. Ciò corrisponde a un incremento del 29,5% rispetto al 2019. Come detto però, le differenze fra le varie aree del pianeta sono significative. I ricercatori prevedono aumenti considerevoli in Asia e nel Pacifico (41,1%), in Africa (40,8%) e in Sud America (19,6%). "Le persone diventano più ricche, mangiano più carne e il consumo di antibiotici sale di conseguenza", ha affermato Van Boeckel spiegando il meccanismo che si innesca. In Europa invece si stimano solo modifiche minime (0,6%). Secondo Van Boeckel, la Svizzera si colloca a metà della classifica continentale. Per il Nord America si immagina addirittura un leggero calo (-3,1%). Stando all'esperto in materia, le azioni politiche e sociali saranno determinanti per l'evoluzione futura del consumo di antibiotici. Alcune misure potrebbero infatti addirittura ridurlo. Particolare attenzione è rivolta a Cina, India e Brasile, si è detto certo Van Boeckel: "Se questi Paesi agiscono, il mondo li seguirà". "Producendo più alimenti di origine animale con lo stesso numero o meno di capi, possiamo far diminuire il fabbisogno di antibiotici nel bestiame e allo stesso tempo rafforzare la sicurezza alimentare globale", mette in rilievo dal canto suo l'autore principale dello studio, Alejandro Acosta della FAO, citato in un comunicato della stessa agenzia dell'Onu.