
Lanciato un Sos per la 'biodiversità oscura', cioè quella parte di biodiversità che dovrebbe essere presente e che invece risulta mancante, invisibile come la materia oscura dell'universo. Per la prima volta la perdita delle specie è stata calcolata e nelle aree che subiscono maggiormente l'impatto delle attività umane, come i boschi dell'Europa centrale e meridionale, sono assenti 4 specie di piante su 5, mentre in regioni rimaste più intatte, come le foreste del Nord America o le vaste distese di tundra della Groenlandia, ne sono scomparse meno di 2 su 3. È il risultato di un grande studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature e che ha esaminato circa 5'500 siti in tutto il mondo, coinvolgendo oltre 200 ricercatori guidati dall'Università estone di Tartu: tra questi anche molti italiani, provenienti da varie università della Penisola
"Allarmante"
"Questo risultato è allarmante - afferma Meelis Pärtel, che ha guidato la ricerca - perché dimostra che l'influenza delle attività umane ha una portata molto più ampia di quanto si pensasse, raggiungendo persino le riserve naturali". Il progetto sottolinea dunque l'importanza cruciale di promuovere la salute degli ecosistemi anche al di fuori delle aree protette: "In particolare - commenta Alessandro Chiarucci dell'ateneo bolognese, co-autore dello studio - è fondamentale continuare la strada intrapresa, aumentando il numero e la superficie delle aree rigorosamente protette, ossia di aree in cui i processi naturali sono liberi di manifestarsi, a tutela della biodiversità presente e futura". In ogni sito considerato, i ricercatori hanno registrato tutte le specie vegetali presenti in un'area di 100 metri quadrati, aggiungendo poi anche quelle che potrebbero essere presenti ma non ci sono. Per ogni regione è stato infine calcolato il cosiddetto 'Indice dell'impronta umana', che include fattori come la densità della popolazione, l'urbanizzazione e la presenza di infrastrutture come le strade. In questo modo, l'analisi ha evidenziato che la biodiversità vegetale è influenzata negativamente dalle attività umane fino a centinaia di chilometri di distanza.