
Il deputato Paolo Ortelli, promotore della proposta, evidenzia come la frammentazione del Gran Consiglio, con dodici partiti, renda complessa l’attività parlamentare e rallenti il processo decisionale. Tuttavia, limitare l’accesso ai giovani partiti politici è davvero una soluzione ai problemi del Ticino?
Si potrebbe invece considerare questa proposta come un modo per distogliere l’attenzione dalle cause profonde della situazione attuale. Le difficoltà economiche e sociali del Cantone derivano da strategie politico-economiche avviate anni fa, quando il governo era saldamente nelle mani di PLR, Centro, Partito Socialista e, successivamente, Lega. Questi partiti hanno avuto ampie opportunità di gestire la politica e l’economia cantonale, come dimostrano le loro posizioni di rilievo nelle principali associazioni economiche, tra cui AITI, Cc-TI e SSIC. Da molti anni il Ticino vive invece un progressivo impoverimento e un aumento dell’emigrazione per motivi lavorativi e di qualità della vita. Ciò dimostra che le politiche adottate non hanno risposto alle esigenze dei cittadini. Paolo Ortelli, oltre al suo ruolo in Gran Consiglio per il PLR, è anche direttore del centro di formazione della SSIC, l’associazione degli impresari costruttori. Le imprese aderenti beneficiano degli investimenti pubblici, eppure questo settore ha sfruttato gli accordi bilaterali per introdurre forme di lavoro precarie, preferendo mano d’opera non residente. Non mi risulta che Ortelli e i vertici della SSIC si siano impegnati per garantire che i posti di lavoro generati dagli investimenti pubblici fossero destinati prioritariamente ai residenti, con contratti a tempo pieno e condizioni previste dal contratto collettivo. Analogamente, i partiti tradizionali e quelli che hanno fatto della tutela dei residenti una loro battaglia (Lega e UDC) non hanno adottato misure concrete per garantire che gli investimenti statali favorissero i lavoratori residenti. Il settore delle costruzioni, tra i principali destinatari di risorse pubbliche, potrebbe invece essere una leva per politiche più favorevoli all’occupazione locale. Se ciò non avviene, quale sarà la situazione negli altri settori economici? L’insoddisfazione verso i partiti tradizionali è evidente: il Ticino è più povero e molti scelgono di trasferirsi altrove. In questo contesto, l’emergere di nuove forze politiche che propongano un cambiamento sostanziale e valorizzino l’occupazione locale, come fa Avanti con Ticino&Lavoro, rappresenta un’opportunità per contrastare un sistema che ha reso il Cantone meno attrattivo per lavoratori e pensionati.
Lorenzo Onderka
Pura, già candidato per Avanti con Ticino&Lavoro