
Da giorni in Mesolcina protezione civile e volontari si esercitano nel caso la regione venisse colpita dalla peste suina africana. In una simulazione tenutasi oggi a Grono sono state mostrate le modalità di intervento. "Approfittiamo di questo periodo di pace per prepararci", ha detto Claudio Paganini, capo del settore epizoozie dell'Ufficio per la sicurezza delle derrate alimentari e la salute degli animali (USDA). Finora in Svizzera non sono ancora stati registrati casi di peste suina africana (PSA). A 60 chilometri dal confine sud del Canton Ticino sono però stati rilevati degli animali infetti. Secondo le autorità retiche, la PSA può quindi rappresentare un rischio anche per i Grigioni in particolare per le valli meridionali di Mesolcina e Calanca. "Anche se la situazione in Italia al momento è stabile, il rischio è reale", ha dichiarato Paganini.
Droni, cani da ricerca e catene umane
Per prepararsi l’USDA assieme all'Ufficio del militare della protezione civile hanno simulato uno scenario reale. Dei cadaveri di cinghiali non infetti sono stati nascosti a Grono e a San Vittore. Per scovarli sono stati applicati tre metodi di ricerca: droni, cani da ricerca e catene umane. "I nostri partner sono in servizio da questa mattina. Il personale con i cani da ricerca è attivo dalle 6:30", ha detto Claudio Paganini. Il dispiegamento di mezzi in Mesolcina è imponente: una sessantina di militi della protezione civile, partner esterni dal Canton Turgovia e Nidvaldo e volontari delle società locali di caccia. Tutti impiegati per setacciare il perimetro a tappeto. La miglior misura per debellare il virus secondo il veterinario cantonale, Giochen Bearth, è la ricerca e lo smaltimento tempestivo delle carcasse di cinghiali infetti.
Diffusione a due velocità
Il virus è innocuo per gli esseri umani, ma per il 95% dei suini è letale. È dunque molto tenace e può sopravvivere a lungo. Nel sangue delle carcasse addirittura fino a un anno e mezzo. La trasmissione può avvenire attraverso il contatto diretto con l'animale malato, con carne infetta o con altri oggetti, ad esempio vestiti, scarpe o veicoli contaminati ad esempio dopo un'uscita in un bosco. Fra i cinghiali un'altra fonte di contagio è il contatto di individui sani con carcasse o secrezioni, come feci, urina e sangue "La diffusione va a due velocità. Attraverso le attività umane è molto più veloce. Da parte dei cinghiali invece è più lenta e copre distanze più brevi. Questo bisogna tenerlo presente", ha sottolineato Bearth. Paragonando questi scenari, la probabilità che il virus arrivi in Svizzera per cause umane è dunque più alto.
Agricoltura preoccupata
L'esercitazione ha dato anche la possibilità di sensibilizzare la regione sulla PSA. Un'epidemia può avere conseguenze di carattere socioeconomico. In caso del ritrovamento di un cinghiale infetto, nella zona contaminata potrebbe essere introdotto un divieto d'accesso e di caccia. Anche il settore agricolo sarebbe colpito. Se degli animali da reddito risultano infetti, i veterinari accertano gli spostamenti dei capi e dispongono misure di sequestro dell'allevamento colpito.
Un allevamento di suini nella regione
Secondo la presidente della società agricola Moesano, Aurelia Berta, nel Moesano non ci sono allevamenti grandi di suini, solo un’azienda conta diversi capi. "Ci sono molte preoccupazioni. Soprattutto la chiusura di un perimetro e il non potersi muovere liberamente mette incertezza", ha spiegato Aurelia Berta a Keystone-ATS.
Esercitazione di successo
Secondo gli enti coinvolti l'esercitazione ha avuto successo. La collaborazione tra autorità, protezione civile, unità cinofile, piloti di droni, partner privati volontari e la ditta responsabile dello smaltimento è avvenuta "in modo rapido ed efficiente". I Grigioni sono quindi pronti in caso la PSA arrivi per davvero.