Svizzera
Niente contromisure dalla Svizzera per i dazi Usa: "Cerchiamo il dialogo"
Redazione
un giorno fa
Lo ha annunciato la consigliera federale Karin Keller-Sutter durante una conferenza stampa odierna: "Un'escalation non è nell'interesse della Svizzera. Cercheremo il dialogo con gli USA".

In seguito all'annuncio dei forti dazi statunitensi sulle esportazioni elvetiche, il Consiglio federale ha deciso per ora di non prendere contromisure. Un aumento delle tensioni commerciali non è nell'interesse della Svizzera. Lo ha annunciato la consigliera federale Karin Keller-Sutter durante una conferenza stampa odierna. “Le ripercussioni precise di questi dazi si analizzeranno in maniera approfondita, ma un’escalation non sarebbe nell’interesse della Svizzera”, ha dichiarato la “ministra” delle finanze Karin Keller-Sutter. "Noi cerchiamo il dialogo con gli Stati Uniti. Stamattina ho parlato con Ursula von der Leyen e non ci sono segnali che l’Ue adotti contromisure che possano impattare sulla Svizzera”.

Rammarico

Il Consiglio federale, ha spiegato la "ministra" delle finanze, si rammarica della decisione degli Stati Uniti che, con questo provvedimento, si allontana ulteriormente dal libero scambio e da un ordine commerciale fondato sulle regole. Ad ogni modo, il governo intende ancora esaminare nei particolari la decisione statunitense, e le ripercussioni sull'economia, ha aggiunto Keller-Sutter, rimanendo anche in contatto con Washington per dissipare eventuali malintesi. 

Analizzare le ripercussioni

Il "ministro" dell'Economia Guy Parmelin, anch'egli presente in conferenza stampa, è stato incaricato dai suoi colleghi di analizzare a fondo la situazione e proporre eventuali misure. Le tariffe punitive “non sono giustificate”, ha ribadito lo stesso Parmelin, secondo cui l'andamento economico sarà meno favorevole di quanto previsto in precedenza proprio a causa delle misure statunitensi. “La Svizzera verrà messa davanti a sfide notevoli”, ha aggiunto il direttore del DEFR. “Vogliamo capire su che base questi dazi siano stati adottati, per sgombrare il campo da malintesi e garantire l’accesso al mercato statunitense”.

Il Consiglio federale non comprende i calcoli del governo statunitense

Entrando più nel dettaglio, Parmelin ha spiegato che i dazi sono stati calcolati dagli Usa in base ai loro deficit commerciali con i diversi partner economici, mediante un calcolo che il Consiglio federale "non comprende". Oltre a un 10% per tutti, alla Svizzera sono stati imposte tariffe del 31 o 32% all'importazione, ben più elevati rispetto a paesi con una struttura economica simile (Ue: 20%, Regno Unito: 10%, Giappone: 24%), ha spiegato Parmelin. Ciò significa che sulle esportazioni svizzere peseranno dazi supplementari in misura del 10% a partire dal 5 aprile e di un ulteriore 21% a partire dal 9 aprile, ha sottolineato il consigliere federale democentrista.

I settori colpiti dai dazi

Sulle esportazioni svizzere peseranno dazi supplementari in misura del 10% a partire dal 5 aprile e di un ulteriore 21% a partire dal 9 aprile 2025. Questi dazi colpiscono importanti prodotti di esportazione come macchinari, orologi e prodotti agricoli (capsule di caffè, bevande energetiche, formaggio, cioccolato). Attualmente non sono previsti dazi supplementari sulle esportazioni dell'industria farmaceutica, anche se al riguardo sono state annunciate decisioni separate. “È positivo che le esportazioni farmaceutiche, ad esempio, siano state esentate per il momento”, ha precisato ancora Parmelin. Ma per altri settori, come l'industria meccanica o i produttori di cioccolato, “l'onere sarebbe elevato”.

Rischi congiunturali

Nelle sue previsioni congiunturali del 18 marzo 2025, il gruppo di esperti della Confederazione prevedeva per quest'anno e il 2026 una crescita dell'economia svizzera inferiore alla media. Ma con i dazi annunciati dal governo statunitense, "aumenta la probabilità che la congiuntura si sviluppi in modo più debole di quanto previsto a marzo". Questo non solo per i dazi sulle esportazioni svizzere, ma anche a causa dell'atteso andamento dell'economia a livello internazionale. Ad ogni modo, a parere di Parmelin - che ha sottolineato la resilienza dell'economia elvetica - non si intravvede una recessione per il momento.

Nessuna pratica sleale

Nel corso del suo intervento, Guy Parmelin ha rammentato anche che gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale della Svizzera dopo l'Ue. Negli ultimi anni, ha sottolineato, il commercio bilaterale di beni e servizi ha fatto registrare un andamento dinamico. La bilancia commerciale fra i due Paesi è relativamente equilibrata: gli Stati Uniti registrano un'eccedenza nell'esportazione di servizi e la Svizzera un'eccedenza nell'esportazione di beni. Tale eccedenza del nostro Paese, ha precisato Parmelin, non è riconducibile a pratiche commerciali sleali. La Svizzera ha abolito tutti i dazi industriali dal 1° gennaio 2024, mentre il 99% di tutti i beni provenienti dagli Stati Uniti può essere importato in Svizzera in esenzione doganale, ha aggiunto il "ministro" dell'economia. La Confederazione non versa all'industria sussidi che producono distorsioni sul mercato: l'eccedenza nel commercio di beni è dovuta principalmente alle esportazioni dell'industria chimico-farmaceutica e al commercio dell'oro. Tra l'altro, ha ricordato il democentrista, la Svizzera arriva al sesto posto tra gli investitori stranieri negli Stati Uniti e svetta al primo posto per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Le società elvetiche hanno creato negli Usa centinaia di migliaia di posti di lavoro, ha affermato.

Che fare?

Di fronte a quanto sta accadendo, il governo ha incaricato la Segreteria di Stato dell'economia di analizzare in dettaglio le ripercussioni, di osservare attentamente gli sviluppi e di proporre misure adeguate a seconda dell'impatto sulla Svizzera. Per informazioni vincolanti sulla struttura e sull'applicazione dei dazi, l'esecutivo raccomanda alle aziende interessate di rivolgersi direttamente alle autorità statunitensi competenti - US Customs and Border Protection, www.cbp.gov/trade - e di contattare gli importatori e gli agenti doganali negli Stati Uniti, nonché le associazioni di categoria.