Nel 2020, a causa della pandemia, nove studi medici su dieci hanno dovuto ridurre la loro attività o chiudere temporaneamente. Un terzo ha dovuto ricorrere al lavoro ridotto e quasi un quinto ha chiesto aiuti sotto forma di liquidità.
È quanto indica l’ultima rivelazione dei dati strutturali degli studi medici e dei centri ambulatoriali realizzata dall’Ufficio federale di statistica (UST) tra novembre 2020 e aprile 2021. Tra metà marzo e fine aprile 2020, gli studi medici hanno dovuto sospendere gli interventi e i trattamenti non urgenti, ricorda l’UST in un comunicato odierno. In quel periodo, il 73% degli studi hanno subito una riduzione dell’attività e il 9% ha chiuso temporaneamente. Ad essere colpiti maggiormente sono stati quelli di medicina specialistica con attività chirurgica: il 94% ha dovuto ridurre o interrompere l’attività. Il settore meno colpito è stato quello degli studi di psichiatria con il 66% interessato dalla situazione, secondo le cifre dell’UST. Gli studi di medicina specialistica con attività chirurgica sono stati i più colpiti anche da maggio in poi, quando si è parzialmente tornati alla normalità: per il 59% di essi, l’attività è rimasta al di sotto di quella di un anno abituale. Soltanto il 28% delle pratiche psichiatriche si sono trovate in questa situazione.
Ricorso al lavoro ridotto
Gli aiuti sotto forma di liquidità e il lavoro ridotto sono state le misure più utilizzate per affrontare le difficoltà economiche legate alla pandemia. Tra marzo e ottobre 2020, il 35% degli studi medici ha fatto ricorso al lavoro ridotto. Dei prestiti Covid hanno beneficiato il 18% degli studi e solo il 2% di essi ha dovuto effettuare licenziamenti. Fra i medici indipendenti che hanno temporaneamente smesso di lavorare tra metà marzo e fine aprile 2020, senza ritornare poi al livello di attività di un anno normale tra maggio e ottobre, il 60% ha fatto ricorso ad almeno una di queste tre misure: lavoro ridotto, aiuti sotto forma di denaro o indennità per perdita di guadagno (casi di rigore).
Sostegno agli ospedali
Nella fase iniziale della pandemia, l’attività ospedaliera è stata particolarmente intensa, con un grande afflusso di pazienti. Da metà marzo a fine aprile dell’anno scorso, nel 14% degli studi medici uno o più professionisti hanno ridotto o interrotto temporaneamente la loro attività per sostenere gli ospedali. Gli studi medici della regione del lago Lemano e dell’Espace Mittelland hanno contribuito maggiormente a questo sforzo, rispettivamente con il 18% e il 16%.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata