
Secondo la stampa elvetica, la guerra commerciale "di difficile comprensione" lanciata da Donald Trump nel "suo giorno della liberazione" (Liberation Day) è destinata ad esacerbare una situazione globale già tesa e sfocerà in un'era di protezionismo. D'altro canto, l'aumento dei dazi statunitensi potrebbe favorire gli accordi con l'UE.
Ticino
Nel suo editoriale il Corriere del Ticino definisce l'azione intrapresa dagli Stati Uniti "assai triste e incomprensibile". Il CdT deplora "che tra Paesi alleati, in un Occidente liberale ormai minoranza nel mondo globale, vada in scena un divorzio sentimentale e di valori così clamoroso". La Regione paragona invece "l'applicazione di tariffe doganali sulle merci importate da gran parte dei Paesi terzi (31% per la Svizzera, 20% per l'Ue), nella sua assurdità e nella sua molto probabile scarsa efficacia", alle "manipolazioni valutarie adoperate da una qualsiasi repubblica delle banane, spesso succube delle pressioni americane".
Svizzera interna
Oltre Gottardo, la chiave di lettura di questa guerra commerciale è "un riavvicinamento a partner commerciali più affidabili" e il "rinsaldamento del libero scambio con tutti coloro che condividono i medesimi valori". Per la Neue Zürcher Zeitung, il quadro generale attuale potrebbe "favorire gli accordi con l'UE". Secondo il giornale zurighese inoltre "l'atteggiamento calmo mostrato dal Consiglio federale è l'approccio giusto dal punto di vista dell'economia estera". L'Esecutivo infatti non deve affrettarsi ad imporre contromisure, poiché la Svizzera rischierebbe semplicemente di divenire "il primo bersaglio di una prossima eventuale azione arbitraria di Trump", sottolineano a loro volta le testate in lingua tedesca del gruppo Tamedia. "Al contrario, si dovrebbero intraprendere colloqui con gli Stati Uniti e il Consiglio federale dovrebbe sforzarsi di stabilire contatti con il presidente USA e il suo entourage". Gli editoriali di CH Media partono dal presupposto che i dazi di Trump non sopravviveranno neppure al mandato del tycoon, "che con la sua mossa rischia di scatenare un'ondata di impopolarità nei suoi confronti" anche tra le mura di casa.
Svizzera romanda
Poco ottimismo emerge invece dagli editoriali romandi. "È sbagliato pensare che agli insulti seguiranno toni ragionevoli e di riconciliazione", afferma Le Temps. "Gli appelli alla calma si moltiplicheranno, ma il danno è inevitabile", deplora il foglio ginevrino. E aggiunge: il 2 aprile 2025 rappresenta "un giorno nero" e ha dato il via "inevitabilmente ad un'era di protezionismo che danneggerà tutti. I prezzi aumenteranno e i consumatori ne pagheranno le conseguenze. Se questi dazi rimarranno in vigore a lungo, porteranno sicuramente a un brusco rallentamento dell'economia", commenta Le Temps. Per 24 Heures e la Tribune de Genève oggi "l'unica risposta è l'offensiva". "Le esitazioni dei governi europei non sono comprese dalle loro popolazioni, la cui grande maggioranza è favorevole a dazi doganali di ritorsione, secondo un sondaggio", si legge. Alcuni economisti si spingono pure oltre, proponendo di limitare l'accesso dei fondi americani ai risparmi europei, di limitare le licenze delle banche americane nel Vecchio Continente o di escludere le aziende statunitensi dagli appalti pubblici, riportano i due quotidiani.