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La Corte di appello e revisione penale (CARP) ha ridotto da 9 a 7 anni la condanna per tentato omicidio intenzionale al 52enne che, il 7 agosto 2022 ad Agno, sparò due colpi con un fucile calibro .22 contro il figlio 21enne, ferendolo gravemente. Lo riporta il Corriere del Ticino. In primo grado, la Corte delle assise criminali aveva stabilito che l’uomo avesse agito con dolo diretto, ovvero con l’intenzione di uccidere, condannandolo a 9 anni. Durante il processo d’appello, la difesa ha contestato questa ricostruzione, ammettendo che lo sparo fosse intenzionale ma negando la volontà di uccidere e chiedendo massimo cinque anni di reclusione. Il dibattimento si era quindi concentrato sulla distinzione tra dolo diretto (quindi l'intenzione di uccidere) e dolo eventuale (in cui ci si assume il rischio di poter far male a qualcuno), con la pubblica accusa che chiedeva la conferma della condanna e la difesa che puntava a una pena inferiore. La CARP ha infine riconosciuto il tentato omicidio intenzionale, riducendo la pena a 7 anni e infliggendo anche una multa per reati accessori, tra cui detenzione illecita di armi e guida in stato di inattitudine.
Cosa era successo
L’episodio - lo ricordiamo - avvenne in un contesto familiare segnato da tensioni e problemi di tossicodipendenza. Il 7 agosto 2022, l’uomo uscì di casa in uno stato di forte prostrazione dopo aver scoperto che il figlio aveva rubato alla nonna circa 50 mila franchi, i risparmi di una vita. Dopo aver rintracciato il ragazzo ad Agno, tra i due scoppiò un’accesa discussione, culminata negli spari. L’imputato sostenne inizialmente che i colpi fossero partiti accidentalmente, ma poi ammise di aver sparato volontariamente, senza però voler uccidere. Il tribunale ritenne che l’azione fosse dettata dalla rabbia per il furto e dalla disperazione per la situazione familiare, ma con un'accettazione consapevole del rischio di provocare gravi conseguenze.