
Ieri, in occasione del suo 125º anniversario, Caritas Svizzera ha lanciato l’allarme: il 2026 sarà un anno difficile per molte famiglie che già fanno fatica, e questo per più motivi: aumento del costo della vita, dei premi di cassa malati, la pressione sul mercato immobiliare e la stagnazione dei salari bassi. Ticinonews ne ha quindi parlato direttamente con Stefano Frisoli, direttore di Caritas Ticino.
L'intervista
Le previsioni a livello nazionale valgono anche per il
nostro Cantone, dove i salari sono al di sotto della media elvetica. Cosa
devono aspettarsi queste famiglie nel 2026?
“C’è una forte pressione sui salari e sui redditi delle
famiglie, ed è un tema registrato dall’Ufficio federale di statistica. In questo
senso, Caritas Svizzera riporta una serie di indicatori che fotografano una
realtà che è in divenire. Il tema, però, è anche il non focalizzarsi unicamente
sull’aspetto economico, ma riuscire ad ampliare lo sguardo. La povertà – soprattutto
quella alle nostre latitudini – è infatti un fenomeno complesso, che ha a che
fare con il reddito, ma non solo. Identificare dunque le cause unicamente in
una difficile ridistribuzione dei redditi rischia di non far emergere tutte le
difficoltà”.
La povertà ha molte sfaccettature. L’Ufficio federale di
statistica fornisce una cifra: tocca il 16% della popolazione. Ma come facciamo
a definire “povero”? È una questione di reddito, visto che esistono soglie
precise?
“La povertà è indicata su parametri economici e si parla di
povertà relativa, non assoluta. In Svizzera la povertà non si manifesta solo
con il volto dell’indigenza, ma è interessante ragionare anche sulle condizioni
di contesto: Caritas Svizzera cita i dati sui working poor. Una delle grandi
matrici della disuguaglianza è il lavoro. Dalla nostra prospettiva
osservatoria, circa il 40% delle persone ha un guadagno intermedio, ma se si
approfondisce si scopre che spesso si tratta di lavori ad ore, a percentuale,
stagionali o a tempo determinato, e di persone costrette a sommare più impieghi
per avere un reddito minimamente dignitoso. Il tema non è solo economico, anche
se la pressione sui premi di cassa malati esiste, e alcuni gruppi sono più
sotto pressione di altri, ovvero il ceto medio che si trova appena sopra la soglia
di povertà e che ha accesso limitato ai sussidi. Il tema è quini certamente economico,
senza banalizzare la pressione sui salari. Un dato del 2024 mostra, infatti,
che il Ticino ha un divario del 19% rispetto al salario mediano svizzero. Oggi
molte famiglie, dopo aver pagato tutto, non hanno più margine. Ma vanno
considerate anche le condizioni di contesto. Forse andrebbe ripensato il tema
della comunità”.

