
Quando si parla di alpicoltura in Ticino, tornano immediatamente alla mente gli alpeggi della Leventina, della Val di Blenio, della Valmaggia, e forse anche delle valli del Locarnese, del Bellinzonese e della Riviera. Purtroppo però “si dimenticano facilmente gli alpeggi del Sottoceneri”, scrive in un comunicato l’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori. Eppure “anche in questa parte del Canton Ticino molto urbanizzata vi sono diversi contadini che mantengono la propria famiglia caricando un alpeggio, vendono prodotti di qualità a chilometro zero ai turisti e, soprattutto, svolgono un preziosissimo lavoro di cura del territorio”.
Un’alta concentrazione di lupi
Anche nell’immaginario collettivo, questo animale viene spesso associato alle montagne del Sopraceneri. La realtà “è invece assai diversa: nel distretto di Lugano (più la vicina Val Morobbia) e in particolare nella Capriasca e in Val Colla, secondo i dati pubblicati dal KORA, vi è la più alta concentrazione di lupi di tutto il Ticino”. Negli anni 2020–2023 (fino a febbraio) in questa zona sono stati identificati, tramite il DNA, 16 nuovi esemplari, di cui 9 maschi e 7 femmine, “ossia il 37% di tutti i lupi identificati nello stesso periodo in Ticino”. In Val Colla è stato inoltre individuato un branco che si sposta nelle adiacenti valli italiane “e probabilmente anche verso la Capriasca”. Infine, non si può escludere che in quest’ultima zona “si sia formata una nuova coppia con la relativa cucciolata. Questo senza contare le incursioni degli esemplari dell'ex branco della valle Morobbia”.
Gli attacchi
Alla luce di quanto espresso in precedenza, per l’Associazione non c’è quindi da meravigliarsi se dall’inizio di quest’anno nel distretto di Lugano vi sono stati 22 attacchi a greggi di capre e di pecore che hanno provocato la morte di 26 animali, il ferimento di una decina di capi e causato una quindicina di dispersi. Perfino nel Mendrisiotto quest’anno vi sono stati diversi attacchi, sia sugli alpeggi del Monte Generoso sia in primavera nei dintorni di Mendrisio. Le conseguenze di questa situazione “sono preoccupanti: alcuni allevatori hanno cessato la loro attività e venduto tutti gli animali; altri sono scoraggiati sia per l’imminente autunno (con il libero pascolo a rischio) sia per il loro futuro. Si sentono dimenticati da tutti e non riescono più a pensare a una soluzione concreta del problema”.
Difficile individuare delle soluzioni
Data la zona particolarmente turistica e le dimensioni ridotte delle aziende, l’utilizzo di cani da protezione da parte degli allevatori “è impossibile”. Le recinzioni elettrificate “si sono rivelate inadeguate sia per la morfologia del territorio sia per la presenza di ungulati che facilmente strappano le reti o restano impigliati”. Rimane la chiusura notturna degli animali in stalla “che però comporta parecchio lavoro supplementare, un minor benessere per gli animali e un rischio non trascurabile di predazioni diurne”.
“Aumenta il rischio di incontri indesiderati”
D’altra parte, si legge ancora nel comunicato, in una zona altamente antropizzata già ora, ma più ancora quando arriverà l’inverno, “il rischio di incontri indesiderati di lupi con persone che percorrono per svago i boschi della zona e i numerosi sentieri diventa sempre più concreto”. Le autorità cantonali “non sembrano preoccupate della situazione. Noi l’allarme l’abbiamo lanciato e lo sottolineiamo forte e chiaro. Spetta ora a chi è competente per legge di agire oppure di rimanere in attesa dell’evento traumatico”. La nuova ordinanza sulla caccia “concederà maggiori responsabilità ai Cantoni per abbattimenti dissuasivi e preventivi: è giunto il momento di metterle in pratica”.