L'esperto
“La strategia degli USA è rischiosa, ma è prematuro prendere dei provvedimenti”
Redazione
un giorno fa
Edoardo Beretta, professore titolare di macroeconomia all'USI, condivide la strategia del Consiglio federale di non prendere contromisure nei confronti degli USA sui dazi.

Donald Trump ieri ha annunciato dazi del 31% sulle importazioni dalla Svizzera. Questo perché, stando a un tabellone esposto ieri dal presidente statunitense, la Svizzera applicherebbe il 61% di dazi agli Stati Uniti. Un dato non reale, visto che Berna non applica dazi sui prodotti industriali a stelle e strisce, escluso qualche bene agricolo. Ma come è arrivato a questa cifra? Il Tages-Anzeiger ha provato a fornire una risposta pubblicando una formula matematica. Di questo, ma anche della posizione del Consiglio federale, che per ora "non intende prendere contromisure", abbiamo parlato con Edoardo Beretta, professore titolare di macroeconomia all'USI.

 Il Tages-Anzeiger ha pubblicato una complicata formulata matematica. Ci può aiutare a capire come siamo finiti tra i paesi più castigati?

"La formula rapporta il disavanzo commerciale che hanno gli Stati Uniti nei confronti della Svizzera: la Svizzera esporta nei confronti degli USA più di quanto importi rispetto alle importazioni degli USA stessi. Il disavanzo americano nei confronti CH rapportato alle sue importazioni. Il risultato che ne deriva (0,61) viene diviso per la metà. L'amministrazione federale sostiene di applicare progressivamente, a partire dal 2 di aprile, la metà dei dazi che questi paesi impongono nei confronti degli Stati Uniti. Condivido la riflessione del Consiglio federale, per cui sia un calcolo difficilmente comprensibile. Prima di tutto non si tratta di dazi: nel 2024 la Svizzera gli ha rimossi sui prodotti industriali nei confronti degli USA. È semplicemente un mero rapporto matematico fra il disavanzo commerciale statunitense nei confronti della Svizzera e il suo import, che nulla ci dice sull'importanza dei rapporti economici tra i due paesi. Perché siamo finiti su questa lista in maniera così rigorosa? Probabilmente perché la Svizzera è un buon partner commerciale: fornisce tutta una serie di beni e servizi agli USA, anche se sappiamo che gli USA tendono a essere dei grandi esportatori di servizi nei confronti dei paesi europei, tra cui anche la Svizzera”.

Condivide la decisione del Consiglio federale di non prendere contromisure? Pensa che la strategia di Trump sia vincente per il suo paese?

“Sono d'accordo e condivido la posizione del Consiglio federale, che può sembrare attendista. Ma i dati e i potenziali effetti di questo “round” di dazi su 83 paesi del mondo sono talmente imprevedibili e incerti non soltanto per i paesi partner toccati, ma per gli stessi Stati Uniti, che sarebbe prematuro sin d'ora prendere dei provvedimenti che possono avere un impatto forte ulteriore sull'economia svizzera. Un effetto ancora tutto da delineare. L’effetto sarà sui consumatori svizzeri, ma anche sui consumatori americani. Quest’ultimi saranno i primi svantaggiati: potranno avere un minore accesso a tutta una serie di beni ad alto valore aggiunto, come quelli svizzeri, che vengono ricercati dai consumatori e dalle aziende americane. Credo che una guerra commerciale di imposizione di dazi reciproci in questo momento nuocerebbe ulteriormente e anche allo stesso Trump. È vero che gli USA sono un paese grande e nella teoria economica si dice che hanno la capacità di influenzare la ragione di scambio internazionale a loro vantaggio. È però pur sempre vero che gli USA in questo momento si sono portati contro di sé gran parte del mondo dal punto di vista commerciale. È una strategia rischiosa anche per gli USA, che si rivolge solo all'elettorato interno americano”.