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Ha preso il fucile da lui stesso modificato, ha raccolto nel suo magazzino guanti e straccio per coprire l'arma, è partito alla ricerca del figlio prima a Riva San Vitale e poi ad Agno, si è appostato fra i cespugli finché non ha visto il figlio, lo ha inseguito, fermato, litigato con lui e poi gli ha sparato, mentre questi si allontanava. Due colpi: il primo ha raggiunto la schiena del figlio, trapassandolo e quasi uccidendolo. In tutto questo, era spinto da spirito di vendetta, ma era in parte alterato da alcol e droghe.
"Ho agito d'impulso"
È la ricostruzione dell'atto d'accusa firmato dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, nei confronti dell'oggi 51enne che il 7 agosto 2022 sparò al figlio, ad Agno, ferendolo gravemente. L'uomo deve rispondere di tentato assassinio. La ragione dell'alterco era il furto di 50'000 franchi commesso dal giovane, allora 22enne, ai danni della nonna, madre dell'imputato. "Ho agito d'impulso, senza troppa lucidità", ha dichiarato l'uomo in aula. "'Cosa hai fatto alla nonna?', chiesi a mio figlio. Ma lui mi ha risposto: 'I soldi ora non ci sono più'".
"Non ricordo la dinamica"
In aula, il 51enne ha affermato di ricordarsi di avere sparato un solo colpo. "Nei primi verbali ho dichiarato che erano due perché la procuratrice mi incalzava e diceva che era stato trovato un secondo bossolo". "Non ricordo la dinamica precisa del litigio - ha proseguito - so che a un certo punto è partito il colpo".
Una lezione
Dopo il furto ai danni della mamma, l'imputato si è rivolto alla polizia, indicando i suoi sospetti nei confronti del figlio. "Ero però molto deluso dall'inazione della polizia", ha dichiarato. "È per questo che, arrabbiato, ha detto a sua mamma: 'Tranquilla, adesso li recupero io i tuoi soldi e do una lezione a mio figlio'. Ma cosa intendeva esattamente?", lo ha incalzato Ermani. "Non intendevo fare come poi è andata a finire. Mia mamma soffriva molto per il furto, soprattutto per il fatto che fosse stato il nipote, a cui voleva e vuole molto bene". "Si metta nei miei panni", si è quindi rivolto al giudice, che ha replicato: "Ci ho provato, è un po' difficile".
Confusione
Durante l'interrogatorio condotto dal giudice Mauro Ermani, l'imputato è parso a tratti confuso. Come quando il giudice gli ha chiesto dei suoi trascorsi con la giustizia legati al suo consumo di stupefacenti. "Non ho mai subìto un processo prima d'ora", ha dichiarato l'uomo. "Ah sì?", ha replicato Ermani. "Lei è stato processato nel 1996 da Agnese Balestra Bianchi e condannato a 15 mesi con la condizionale". Fatto che l'imputato sembra avere rimosso: "Non ricordo".
Droga con il figlio
È stata ripercorsa la relazione fra padre e figlio, che lavoravano assieme nella ditta di giardinaggio dell'uomo. Come da lui confermato in aula, l'imputato teneva degli appunti in cui annotava le occasioni di scontro con il figlio. "Ha rubato in casa nostra risparmi fino a 20'000 franchi". Il padre ha provato a riallacciare i rapporti con il figlio, avvicinatosi ai molinari attorno al 2020, consumando droga insieme a lui. "Era un modo per tenerlo vicino a me, per evitare che facesse cose peggiori", si è giustificato il 51enne. "Non capisco come potesse pensare di aiutare il figlio a uscire dalla tossicodipendenza tornandoci dentro lei", ha però osservato il giudice.
"Non me la sentivo"
Mauro Ermani ha rimproverato l'imputato per non avere soccorso il figlio dopo avergli sparato. "Lei addirittura ha pensato di cercare un nascondiglio per l'arma, che ha trovato a Melide", ha osservato il giudice. "E a casa ha detto alla sua compagna di lavargli tutti i suoi vestiti e di dire persino alla polizia che non c'era". "Ero in uno stato psicofisico difficile, non me la sentivo", si è giustificato l'uomo. "Non volevo farla franca: sapevo che avrei pagato delle conseguenze". Il procedimento riprende nel pomeriggio.