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Tradizioni
Quasi 200 piccoli abeti natalizi immersi nel Ceresio per proteggere il persico
Redazione
un giorno fa
È una tradizione che si ripete da ormai 30 anni: la raccolta degli alberi di Natale a Lugano, che verranno utilizzati come nidi per le uova di pesce persico, avvenuta questa mattina al Lido cittadino.

Sono quasi 200 i piccoli abeti natalizi che questa mattina i luganesi hanno consegnato ai volontari che, dopo averli preparati, li collocheranno ad una profondità tra i 6 e i 9 metri. «Noi diamo l’occasione all’alberello che ha allietato le feste natalizie di avere una seconda vita. Lo immergeremo nelle quattro postazioni che abbiamo nel Golfo di Lugano per il fregolo del pesce persico». L’azione di sostenibilità appena descritta dal responsabile della raccolta Franco Copis è un via vai che sulle rive del Ceresio si ripete da oltre trent’anni.

L'operazione

Alberi di Natale che vengono accorciati, forati e infine immersi nel lago, a profondità comprese tra i 6 e i 9 metri. Là sotto, al riparo del piccolo bosco subacqueo, troveranno casa e protezione le uova e i piccoli del pesce persico. «A differenza di altri pesci, il persico non depone le uova singolarmente, ma crea un nastro ovarico gelatinoso che fluttua nell’acqua. Se questo nastro non trova un appiglio per essere ossigenato e, in un secondo tempo, fecondato, va sul fondo e marcisce», prosegue Copis. Con l’alberello – o come si usava fare tanti anni fa con delle fascine di legno – si crea invece un supporto al quale il nastro ovarico può attaccarsi, «venendo ossigenato e successivamente fecondato. Inoltre, quando nascono, i piccoli restano in un ambiente più protetto, poiché il pesce persico è una specie in parte cannibale: gli esemplari più grandi si nutrono dei più piccoli». Racchiusi in questo piccolo bosco, gli avannotti sono quindi protetti fino a quando raggiungono una dimensione tale da potersi allontanare e condurre la propria vita in autonomia.

Diverse persone ed enti in gioco

Si tratta di un’operazione impegnativa, che richiede il lavoro di decine di persone e la collaborazione di diversi enti. In passato ci si arrangiava con qualche fascina posata in modo approssimativo; oggi non è più così. Barche, volontari e subacquei lavorano affinché, ogni due anni, questo piccolo bosco si rinnovi e gli abeti tornino a nuova vita. «C’è stata un’affluenza notevole. Come ogni anno, la popolazione risponde, perché è una buona iniziativa. Piuttosto che smaltire gli alberi in discarica, poter dare loro una seconda vita è sicuramente una cosa positiva», conclude il responsabile.