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“Io vedo comunque un’opportunità: queste dimissioni permetteranno al nuovo capo del dipartimento, che verrà eletto tra alcune settimane, di insediare nei ruoli strategici delle persone di sua fiducia. Il compito sarà quello di rimettere in careggiata un’istituzione che è in grave difficoltà”. Così Fabio Regazzi, consigliere agli Stati centrista e membro della Commissione della politica di sicurezza, ha commentato a Ticinonews la notizia degli annunciati addii del capo dell’Esercito, Thomas Süssli, e del direttore del Servizio attività informative della Confederazione (SIC), Christian Dussey. Partenze che si sommano a quella della consigliera federale Viola Amherd, componendo un mosaico delicato soprattutto per il Centro che, salvo sorprese, avrà ancora in mano il Dipartimento della difesa dopo le elezioni di marzo. “Siamo in un momento difficile, ma non solo come partito. Si tratta di un problema istituzionale che riguarda il nostro paese, perché parliamo di sicurezza”, precisa Regazzi.
Un compito complesso
Sarà dunque una sfida impegnativa quella che attenderà il prossimo direttore del DDPS. I candidati del Centro, Markus Ritter e Martin Pfister, sono pronti ad accettarla? “Posso parlare soprattutto per Ritter, lo conosco bene. Potrebbe essere la persona giusta al posto giusto al momento giusto; credo che sarebbe in grado gestire al meglio questa difficile situazione”. Per quanto concerne invece Pfister “lo conosco meno bene, ma mi ha fatto un’ottima impressione”.
Un legame tra l'addio di Süssli e gli audit sulla Ruag?
La notizia delle dimissioni di Süssli ha colto molti di sorpresa, compreso il deputato ticinese del Centro. “Non ho avuto avvisaglie in merito. Avevo messo in conto che il capo dell’esercito avrebbe potuto dare le dimissioni, ma che lo facesse così rapidamente, il giorno dopo la comunicazione di questo scandalo alla Ruag non lo avevo previsto”. Sulla possibilità che le due questioni siano collegate Regazzi resta cauto. “È sempre difficile da dire, solo il diretto interessato può confermare, rispettivamente smentire”. Tuttavia, aggiunge, “ritengo che una relazione fra i due temi potrebbe ragionevolmente essere data”.