
Sempre più giovani ticinesi partono per studiare e finiscono per costruire la propria vita oltre Gottardo. È il caso di Simone Lazzaroni, che dopo aver studiato economia a Friburgo e poi a Zurigo, ha trovato lavoro in banca proprio nella Svizzera tedesca. Un percorso accademico iniziato lontano da casa e che, complice un mercato del lavoro più dinamico, si è trasformato in una scelta definitiva: restare dove le opportunità sono maggiori.
Professioni di nicchia e opportunità limitate in Ticino
Una storia simile, ma in un ambito completamente diverso, è quella di Michelle Moujahed. Dopo aver studiato biologia a Losanna, oggi lavora come zoo keeper all’acquario della città. In Ticino, spiega, non esistono strutture né opportunità professionali paragonabili nel suo settore, motivo per cui non ha mai preso in considerazione l’idea di rientrare.
Un fenomeno noto che torna al centro del dibattito
Ogni anno circa 800 giovani lasciano il cantone per studiare o lavorare altrove, spesso nella Svizzera tedesca. Un fenomeno strutturale, quindi, ma che negli ultimi mesi è tornato sotto i riflettori grazie a un’interrogazione inviata a oltre 30 comuni dai Giovani del Centro. L’obiettivo è raccogliere dati concreti per comprendere la reale portata della partenza dei giovani e individuare possibili contromisure.
I comuni chiamati a fornire dati per trovare soluzioni
Come sottolinea la presidente Giovanna Pedroni, l’iniziativa nasce «dalla necessità di passare dalle percezioni ai fatti concreti». Ai comuni viene chiesto di indicare quanti giovani tra i 25 e i 35 anni risiedono sul territorio, quale gettito fiscale generano e quanti si sono trasferiti nell’ultimo decennio. Dati che, nelle intenzioni dei promotori, dovranno servire a elaborare politiche mirate per evitare che il Ticino perda progressivamente una parte importante delle sue nuove generazioni.

