
La presunta introduzione di un'applicazione doganale basata su riconoscimento facciale, comunicata questa mattina, era ovviamente un tradizionale Pesce d'Aprile voluto appositamente dall'azienda Franzosini SA di Chiasso, che annualmente propone una comunicazione scherzosa per il 1° aprile. In passato, lo ricordiamo, aveva proposto difatti le "consegne via droni" o i "furgoni senza autista". L'azienda ci tiene a scusarsi nel caso questa fittizia comunicazione abbia suscitato allarme o preoccupazione e ringrazia coloro che hanno colto lo spirito goliardico dell'iniziativa. Tuttavia, la Franzoni SA coglie l'occasione per portare l'attenzione su un tema reale e urgente: "l futuro della dogana svizzera e il rischio di un'indebolita capacità di controllo sulle merci".
Una provocazione basata su dati reali
L'idea di un sistema automatizzato che decide quale camion e quale merce possono passare la dogana senza controlli può sembrare un'esagerazione, si legge nel comunicato, "ma il processo in corso di riduzione del personale specializzato e di semplificazione delle procedure doganali sta già trasformando la realtà operativa alle frontiere". Per la Franzoni i numeri parlano chiaro: nei valichi doganali di Neuchâtel e Jura, su 60 impiegati attivi, soltanto 2 risultano ancora specializzati nelle procedure doganali per le merci. "Questo fenomeno non è isolato, ma si sta verificando in tutta la Svizzera, con una crescente carenza di competenze specifiche nel settore doganale". Gran parte dei funzionari doganali, prosegue il testo, è ormai impegnata nel controllo dei viaggiatori privati, verificando se gli acquisti oltreconfine rispettano la nuova franchigia IVA di 150 franchi. "Questo ha spostato ulteriormente l'attenzione dai controlli sulle merci a quelli sul traffico turistico, riducendo le risorse disponibili per garantire la sicurezza e la conformità delle importazioni commerciali". Il Parlamento ha recentemente approvato nuove semplificazioni doganali, riducendo le dichiarazioni obbligatorie "e spostando il peso del controllo sulle aziende e sugli importatori, con il rischio di un sistema meno rigoroso e più vulnerabile a irregolarità".
Carenza di chiarezza normativa
Nel nuovo assetto doganale, diversi strumenti fondamentali per il funzionamento del sistema "non sono chiaramente regolamentati nella legge". Numerosi elementi considerati essenziali per la tracciabilità e il controllo delle merci "non trovano un'adeguata definizione nel testo normativo. Questo evidenzia un processo legislativo poco strutturato, con possibili conseguenze operative e legali per le aziende di trasporto e logistica". Questo porta a un rischio concreto, ovvero meno controlli e meno personale specializzato, "che potrebbero rendere la Svizzera sempre più dipendente dalle regolamentazioni europee, aprendo la strada a una possibile adesione forzata all'Unione Doganale Europea. Senza un'adeguata capacità di controllo interno, la Confederazione potrebbe trovarsi nella condizione di adottare le normative doganali europee per necessità tecnica, più che per una scelta politica deliberata".
Semplificare sì, ma a quale prezzo?
Le recenti modifiche legislative e amministrative stanno trasformando la dogana svizzera "verso un modello basato più sulla fiducia che sul controllo diretto. Pur riconoscendo l'importanza della digitalizzazione e dell'automazione per migliorare l'efficienza, questi strumenti non possono sostituire il ruolo cruciale del personale doganale qualificato".
Le conseguenze di questa trasformazione sono molteplici:
- Aumento del rischio di ingresso di merci non conformi a causa della riduzione dei controlli diretti
- Distorsioni di mercato che penalizzano le aziende che operano nella piena legalità rispetto a importatori meno scrupolosi
- Possibile dipendenza dalle regolamentazioni europee, con il rischio di un'adesione di fatto all'Unione Doganale UE dettata da necessità operative più che da scelte politiche consapevoli
- Trasferimento di responsabilità e costi agli importatori, che si trovano a fronteggiare nuovi oneri burocratici e rischi legali
Un messaggio chiaro dietro lo scherzo
È in questa prospettiva che l'azienda di Chiasso ha voluto richiamare l'attenzione sul tema attraverso un annuncio scherzoso. Sebbene non esistano, allo stato attuale, piani per l'introduzione di sistemi di riconoscimento facciale nei controlli doganali, "è fondamentale interrogarsi sulle conseguenze di una progressiva diminuzione della competenza specializzata e di riforme che, senza la necessaria cautela, potrebbero portare a scenari problematici. Il nostro intento era dunque duplice: conservare il consueto momento di leggerezza del 1° aprile e, al contempo, accendere i riflettori su un argomento di grande rilievo per la logistica e il commercio internazionale". La Franzoni SA confida quindi che questo scherzo sia stato accolto nello spirito goliardico con cui è stato concepito, "ma anche come spunto di riflessione su una questione che richiede maggiore attenzione da parte delle autorità, degli operatori economici e dell'opinione pubblica".