Ticino
“Sorpresi dall’entità dei dazi, abbastanza fantasiosa la base di calcolo degli americani”
Redazione
19 ore fa
Per Luca Albertoni, direttore della Camera di Commercio ticinese, la decisione di Donald Trump avrà un impatto negativo sulle aziende svizzere che importano negli Stati Uniti, ma la via negoziale resta quella migliore. "Cercheremo di ottenere il massimo possibile".

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi del 32% sulle importazioni dalla Svizzera (ieri era del 31%, sul sito della Casa Bianca è aggiornato al 32%). È un dato tra i più significativi nel raffronto globale: quello imposto all'Unione europea è per esempio del 20%, mentre la Cina è appena poco dopo dietro di noi con il 34%. I più alti toccano a Cambogia (49%) e Lesotho (50%). La decisione avrà inevitabilmente conseguenze per le aziende che importano prodotti negli Stati Uniti. Per capirne l’impatto, abbiamo interpellato il direttore della Camera di Commercio ticinese Luca Albertoni, che si dice sorpreso per l’entità. 

Si aspettava una decisione di questo tipo?

“Era una decisione attesa, ma l'entità dei dazi imposti alla Svizzera è sorprendente. La base di calcolo americana sulle presunte misure che la Svizzera adotta sui prodotti americani è abbastanza fantasiosa. Sorprende l'entità e la scarsa chiarezza, forse anche voluta, sulla questione. Non siamo per esempio neanche sicuri se i prodotti farmaceutici saranno sottoposti a dazi o meno. Da una prima interpretazione sembrerebbe di no, però stiamo verificando tutte le voci tariffali perché le cose non sono per nulla chiare”.

Trump ha motivato il 31% dei dazi nei confronti della Svizzera per controbilanciare il 61% dei dazi che la Svizzera impone sui prodotti americani. Corrisponde al vero?

"È proprio questo 61% che non riusciamo a spiegarci. La Svizzera ha abolito tutti i dazi industriali lo scorso anno, per cui non ha alcun dazio sui prodotti industriali. Ci sono dazi sull'agricoltura attorno al 25%, che toccano però il 2% dei prodotti americani che giungono in Svizzera. Spulciando i testi questa notte, ho l'impressione che questo 61% è frutto di un calcolo aggregato, che comprende anche le barriere non tariffali, ossia delle questioni di procedure che gli americani ritengono siano svantaggiose per il loro operatori. Vengono citati per esempio la legge sulla protezione dei dati, un'insufficiente protezione sulle contrattazioni e una tassa sulle transazioni finanziarie che punirebbe gli operatori americani. Credo che sia un aggregato di tutti questi elementi, che in parte potrebbe spiegare questo 61%, che resta a mio avviso una percentuale abbastanza azzardata”.

Trump dice che la bilancia commerciale sia a svantaggio degli USA, ma considera solo i prodotti. Se si considerano anche i servizi, siamo noi in difetto…

“È chiaro che il bilancio commerciale viene usato a piacimento e come fa comodo, come spesso capita con le statistiche. Si punta soprattutto sui beni, ma se consideriamo anche i servizi la situazione è profondamente diversa. È chiaro che si tratta di manovre di pressione per indurre a negoziare qualcosa, anche se non si sa bene cosa, forse gli elementi che ho citato in precedenza. Ora si tratta di capire quali sono i margini negoziali fino al 9 aprile, data in cui dovrebbero entrare in vigore queste misure contro la Svizzera”.

Come si comporterà ora la Svizzera?

“Ritengo che in Svizzera non siamo in grado di giocarci la partita con delle controsanzioni, la via negoziale credo sia quella migliore. Ci sono tutto sommato anche degli elogi nei confronti del nostro paese, in cui si sottolinea l'importanza di continuare a lavorare con la Svizzera, anche se c'è l'invito a correggere alcuni aspetti. Credo sia dunque questa la via, anche se impervia e soprattutto senza nessuna certezza per le nostre aziende. Gestire i flussi verso gli Stati Uniti diventerà ora molto problematico e l'incertezza sta già creando molti danni. Per il resto contiamo sulla via diplomatica, noi ci stiamo muovendo attraverso la rete delle Camere, con la Camera bilaterale Svizzera e Stati Uniti. Il Consiglio federale farà il suo, cerchiamo di ottenere il massimo possibile”.

Quali saranno le conseguenze?

“È difficile prevederlo. Le conseguenze negative ci sono già adesso con l’incertezza. Determinate aziende devono frenare un po', l'incidenza dei dazi di questo tipo sarebbe enorme sui nostri prodotti. Da capire se restiamo concorrenziali sul mercato statunitense. Le conseguenze potrebbero essere molto pesanti in termini di ricadute negative sulle aziende che operano da qui. Questo è inutile nasconderlo, bisogna affrontarlo. Sarà un grosso problema”.