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Vallese
Tragedia di Crans-Montana, Santacroce: "In 28 anni mai avuto un caso simile"
3 giorni fa
Il capo della Scientifica della Polizia cantonale ticinese si è recato in Vallese con dei colleghi per supportare le autorità locali. "Una situazione straziante".

“Il nostro compito era quello di recarci immediatamente sul luogo e dare supporto alla polizia del Canton Vallese. Il senso era di avere alcuni collaboratori che si prendessero a carico la scena dei fatti del disastro e altri che si presentassero al centro di identificazione dove venivano portate le vittime, per poterle identificare”. Così Giancarlo Santacroce, capo della Scientifica della Polizia cantonale, racconta a Ticinonews il lavoro svolto in questi giorni dagli esperti forensi ticinesi che hanno collaborato con i colleghi vallesani a seguito della tragedia avvenuta a Crans-Montana la notte di Capodanno.

Gli inquirenti hanno detto subito che l’identificazione delle vittime era la priorità numero uno. Ci siete riusciti in un finesettimana. Sentivate la pressione?

“Assolutamente. Il nostro compito consiste nel cercare di accelerare le tempistiche di identificazione e ci immedesimiamo nel dolore dei familiari che non hanno informazioni. Ma ci sono dei tempi tecnici per poter eseguire un lavoro senza errori. All’interno della scena, tuttavia, abbiamo potuto usare un concetto nuovo sviluppato dalla polizia francese e questo ha sicuramente accorciato la durata dell'intervento, permettendo anche ai corpi delle vittime di essere trasferiti più rapidamente al centro di identificazione".

Identificazione che inizialmente sembrava dover essere più lunga. Cosa vi ha aiutato a svolgerla in tempi così brevi?

“Come detto, il protocollo sui luoghi ha accorciato i tempi. Inoltre, la maggior parte dei cittadini svizzeri che hanno perso la vita avevano il passaporto biometrico, che consente di estrarre le impronte digitali. E il raffronto dell’impronta è molto più rapido, ad esempio, rispetto al dover estrapolare il profilo di un DNA, il quale richiede anche la presenza dei genitori per ottenere un DNA di confronto”.

Solitamente non siete chiamati a intervenire in situazioni così grosse. Il distacco emotivo è stato utilizzabile o ci sono stati momenti in cui bisognava riprendere fiato?

“In 28 anni di carriera  non ho mai avuto un caso con un numero così elevato di vittime. È una situazione straziante: prima di essere professionisti siamo esseri umani, dunque viviamo anche noi queste emozioni. È vero però che le controlliamo e riusciamo a focalizzarci sull’importanza del lavoro; sappiamo quanto dobbiamo essere precisi nello svolgerlo, perché da questo dipenderà poi la possibilità di identificare una persona. Dentro di noi abbiamo dunque sentimenti contrastanti: le forti emozioni da un lato e l’essere razionali e professionali dall’altro”.

Come ha funzionato il lavoro con le altre polizie cantonali?

“Ha funzionato molto bene. All’interno della comunità forense c’è una grandissima solidarietà. Ci consociamo tutti e frequentiamo ogni anno corsi di aggiornamento. C’è questo senso di appartenenza che in momenti simili aiuta molto. Anche se in Svizzera parliamo lingue diverse, riusciamo a comunicare tra di noi e a ottenere il massimo anche da situazioni drammatiche”.

Tornando dal Vallese, cosa si porta dietro?

“Mi porto dietro la drammaticità di questo evento, ma anche la consapevolezza di aver dato il nostro contributo come Canton Ticino ai colleghi del Vallese. Il fatto di essere stati utili, di aver alleviato per un momento il dolore delle famiglie di tutte le vittime di questa tragedia”.

La pressione mediatica è stata devastante. Voi, mentre eravate lì, l’avete sentita oppure siete stati tutelati?

“Quando abbiamo lavorato non abbiamo sentito la pressione mediatica. E mentre stavamo operando all’interno dell'interrato è arrivato il Presidente della Confederazione, che ci ha portato il suo saluto. Ecco, questo è stato un elemento fondamentale, perché ci ha dato energia in più per fare bene il lavoro, sapendo dell’importanza del nostro compito in quel momento”.

L'intervista a Giancarlo Santacroce andata in onda a Ticinonews: