Politica
Trent'anni di Lega in Governo, Gobbi: "Ha reso il Cantone più democratico e libero"
© CdT/Archivio - Il Governo 1995-1999: Marco Borradori, Pietro Martinelli, Marina Masoni, Alex Pedrazzini e Giuseppe Buffi.
© CdT/Archivio - Il Governo 1995-1999: Marco Borradori, Pietro Martinelli, Marina Masoni, Alex Pedrazzini e Giuseppe Buffi.
Redazione
un giorno fa
L'entrata del Movimento di via Monte Boglia nell'esecutivo cantonale “ha dimostrato che i ticinesi avevano bisogno di qualcosa di diverso dai partiti tradizionali", afferma il consigliere di Stato Norman Gobbi, che precisa come "ancora oggi serve un movimento identitario".

Era il 2 aprile del 1995 quando la Lega fece il suo ingresso in Governo. Marco Borradori, allora trentaseienne, conquistò un seggio a spese dell'allora PPD, così si chiamava il partito oggi conosciuto come Il Centro. Avvocato, volto buono della Lega, internamente la spuntò su Flavio Maspoli e in Consiglio di Stato ci restò fino al 2013. Nel 2011 fu affiancato da Norman Gobbi, questa volta a danno dei liberali.

La rivoluzione leghista

Fondata il 17 gennaio 1991 sotto la presidenza a vita di Giuliano Bignasca, il movimento di via Monte Boglia fu una rivoluzione per la politica cantonale. Soltanto tre mesi dopo, infatti, conquistò ben 12 seggi in Gran Consiglio. In autunno approdò persino a Berna con Flavio Maspoli e Marco Borradori eletti in Consiglio nazionale e Giorgio Morniroli al Consiglio degli Stati. È l’ascesa di quello che viene definito uno stato d’animo. La capacità d’intercettare un elettorato che dai partiti storici si sente poco considerato e a tratti derubato. No alle poltrone, basta tasse, più soldi in tasca, libertà agli automobilisti, controlli ai confini. Un linguaggio schietto e anche urlato dalle colonne del Mattino della domenica, ai tempi con un certo orgoglio. Per alcuni, l’inizio del turpiloquio. Coraggio o arroganza nei confronti dell’istituzionalità? Sicuramente una rottura con il perbenismo e la concordanza di allora. Come scordare quel torrido sabato di luglio in cui la Lega, come forma di protesta a un decreto antinquinamento del Consiglio federale, bloccò l’autostrada.  Una storia fatta di cartelloni celebrativi, risotti, slogan e assemblee che si trasformano in feste ma anche di dolorosi addii con la morte del Nano nel 2013 che più di tutte segnò la cesura tra un prima e un dopo della Lega.

La nuova vita della Lega

Cominciò così l’era dei colonnelli, della ricerca di una bussola. Ma anche del record di deputati in Parlamento, prima del calo. Negli ultimi anni il movimento ha vissuto una consecutiva perdita di seggi, contrariamente all’Udc, alleati d’area ma anche avversari, qualche volta. Il prezzo da pagare per sedere in Governo, per taluni. O la mancanza di volti carismatici e il progressivo allontanamento da quella Lega degli albori tanto sprezzante verso la partitocrazia, gli stranieri e quanto battagliera nel difendere il tanto inflazionato ceto medio, gli anziani. Sicuramente un nuovo capitolo si è da poco aperto, con Daniele Piccaluga nuovo coordinatore, a cui ora tocca trainare il movimento. A lui, giovane del popolo, com’è stato definito, l’onere e l’onore del prossimo appuntamento elettorale dopo la bizzarra parentesi alla Shrödinger di Norman Gobbi: consigliere di Stato e coordinatore ad interim.

"Ha reso il Ticino più democratico e libero"

Per Norman Gobbi, consigliere di Stato leghista, la prima manifestazione leghista è stata nel 1992 a Bellinzona, quando "Giuliano Bignasca, insieme a Flavio Maspoli e un gabibbo ticinese hanno attraversato la Città con un calesse", ricorda a Ticinonews, spiegando che "la Lega era l'unico movimento politico ticinese a contrastare l'adesione della Svizzera allo spazio economico europeo", per questo "a 15 anni ho abbracciato la causa". Per Gobbi il Movimento di via Monte Boglia "ha permesso di rendere il Ticino più democratico e libero, perché fino a quel momento tutti erano inquadrati nelle famiglie dei partiti tradizionali e difficilmente c'era qualcosa di diverso". Ed è qui che è entrata in gioco la Lega, perché "i ticinesi volevano qualcosa di diverso ed è per questo che hanno abbracciato la causa".

L'entrata in Governo e le conseguenze

 "Entrare in Governo", continua Gobbi, significa assumersi delle responsabilità non sempre compatibili con un certo modo di fare". La Lega "è stata sì picconatrice all'inizio, ma poi ha anche preso la pala per costruire qualcosa di nuovo grazie all'impegno di Marco Borradori che è rimasto in in Consiglio di Stato per 18 anni". Questo, aggiunge, "dimostra che quando si entra nell'esecutivo cantonale serve responsabilità, ma anche un'anima propositiva e battagliera. Caratteristiche che aveva il Movimento in passato e cerca di avere anche oggi grazie alla spinta che vuole dare il nuovo coordinatore Daniele Piccaluga".

Tra Lega e Udc

La Lega dei ticinesi è alleata con l'Udc, ma ogni tanto i due sono anche rivali. "I rapporti di forza sono ancora chiari: ci sono due consiglieri di Stato leghisti e un gruppo maggioritario in Gran Consiglio". Questo, conclude Gobbi, "è un aspetto essenziale: il Movimento di via Monte Boglia è la massa popolare, i democentristi sono una struttura di una sezione cantonale di un partito nazionale. Il Ticino ha bisogno di qualcosa di identitario come la Lega, anche per poter dire cose che i partiti nazionali non possono dire".

"Il futuro dipende dalle persone"

L'ex deputato e presidente del Gran Consiglio Fabio Badasci, prima di entrare tra le file dei leghisti ha votato per i socialisti. "A 18 anni ho votato Bervini, era il 1988, poi sempre Lega", ricorda a Ticinonews, spiegando che "nel 2006, quando davano il Movimento di via Monte Boglia in estinzione, ha deciso di mettersi a disposizione per entrare in Gran Consiglio", dove è entrato "al primo colpo". L'ambiente "era bello ed è stata una buona esperienza". Il cambiamento da un partito all'altro è dovuto al fatto che "i socialisti difendevano gli operai, ma quando è emerso che non lo facevano più, ho deciso di difenderli sotto la bandiera della Lega". Ora, aggiunge, "è importante credere ancora in quello che si fa e cercare di portare avanti le proprie idee per migliorare il Paese". Per Badasci il futuro della Lega "dipende dalle persone. Se si riuscirà a trovare il proprio spazio e portare avanti i propri argomenti, le persone voteranno ancora per il Movimento. Ma se si seguirà la strada tracciata dagli altri partiti, la Lega sarà destinata a sparire".